venerdì 27 novembre 2015

41

Oggi è il mio compleanno numero quarantuno. Il primo giro negli "anta" non è stato troppo fortunato almeno dal punto di vista della salute, mia e degli affetti a me più cari. Buona parte dei problemi sono stati superati con successo e vado avanti con un sorprendente ottimismo.

lunedì 23 novembre 2015

Marillion: Clutching at straws

L'ultimo album dei Marillion con Fish alla voce intitolato "Clutching at straws" mi ha insegnato innanzitutto che i concept album non li facevano solo gruppi come i Pink Floyd e i The Who.


 Quando uscì sul mercato questo 33 giri avevo tredici anni e da quando ne avevo dieci -per osmosi oppure "chiamiamola" vicinanza di camera- grazie alla passione di mio fratello maggiore Massimo e di alcuni suoi coetanei per questa band anglosassone, mi ero abituato ad apprezzare un modo di cantare insolito, impostato e slabbrato nello stesso tempo. Quello stile, altamente evocativo nei testi e nel modo di interpretarli ha la firma di Derek William Dick e per moltissimi esperti non è altro che la copia di quello che Peter Gabriel e soci avevano già proposto anni prima con i famosissimi Genesis. Questo parere limitato e superficiale sulla bocca di chi conosceva molto bene la produzione dei più blasonati Collins e soci e molto meno quella dei presunti copioni, l'ho sempre fortemente contestato. I Marillion sono un gruppo che per i collezionisti di musica può appartenere a un genere circoscritto fatto di ascoltatori figli dei del neo progressive rock, sfigati coi brufoli non del tutto metallari ma attratti dalle borchie sul giubbotto e amanti dalle copertine variopinte dei dischi con disegni che  raccontano una storia prima di appoggiare la puntina sul disco. Per me è troppo limitante considerarli dei cloni. Attraverso il suo frontman gli appassionati dei Marillion, hanno conosciuto cosa significa avere un cantante con carisma e possono vantarsi di essere membri di un' associazione immaginaria che ricorda la fratellanza dei nati sotto il segno di Fish. Ho incontrato persone che portavano tatuato sui loro deltoidi il logo del cantante usato poi nella sua carriera solista, ho conosciuto persone alle quali bastava sapere che fossi un estimatore del lungagnone scozzese per considerarmi amico per la vita. Ho potuto constatare quell'unione che porta uomini e donne a considerare Fish una divinità e quando c'è qualcosa che non va mettere su un disco della produzione anni '80 dei Marillion per gridare baldanzosi al perfetto sconosciuto: "Molto bene, ti presento il mio amico Fish, è alto due metri e ora te ne canta quattro, io faccio i cori sulla sua voce, poi ne riparliamo."

Carnevale 1990 vestito da giullare come Fish nei tour dei Marillion
 "Clutching at straws" mi ha anche insegnato che i gruppi finiscono, possono continuare a produrre con il medesimo nome ma senza lo stesso cantante inseguendo le logiche mercenarie del business discografico. Questo lavoro è stato il solco creato tra quello che i Marillion erano negli anni '80 e quello che sono diventati nei venti e più anni successivi di attività. Sono stati uno dei primi gruppi ad esempio ad aver sperimentato il crowfunding con risultati eccellenti considerato che si parla di un esperimento datato almeno nove anni fa ed oggi sembra essere, almeno dalle nostre parti, la prassi per molti artisti in evidente parabola discendente. Sono stati anche uno dei gruppi che per scrollarsi di dosso il paragone con l'era di Fish ha ceduto a compromessi commerciali discutibili e considerati a dir poco imbarazzanti dagli amanti di questa musica.

I Marillion nel 1987.  Questo quadretto è una foto ufficiale della Emi che adornava negli anni novanta e duemila le pareti del mio pub di fiducia, il Sun Moon di Via Manara a Monza. Quando i nuovi proprietari hanno rinnovato le stampe alle pareti ho preteso che questa immagine mi fosse affidata come ricordo di tante serate passate al tavolo che sceglievo sempre come prediletto per la vicinanza alla fotografia della band

 
 Ancora oggi "Clutching at straws" è un album con il quale mi rilasso e reagisco ai malumori, magari in alcuni tratti mi intristisco un po' a rileggere la storia che ne lega le canzoni; un racconto pregno di alcol e dipendenze, di fallimenti e insuccessi con i quali posso in altri contesti fare i conti anche io, ma che alla fine mi porta sempre ad amare quel bestione dalla voce e dal carisma inimitabile. L'adorazione per Fish resta indelebile, un affetto ed un senso appartenenza a una casta che mi ha portato nel 2007 a festeggiare a Milano il ventennale dell'uscita di questo disco che porterei con me nella valigetta dei ricordi in qualsiasi vita per insegnare a tutti che, prima di esprimere un giudizio sui Marillion, forse bisognerebbe ascoltarli per anni con la dedizione che merita qualsiasi artista che possa sembrare la copia di qualcun altro, solo così ci si può rendere conto invece della loro unicità.


   

domenica 8 novembre 2015

Lola

Da quando sono andato a vivere per conto mio ho sempre desiderato possedere un cane femmina. Quando abitavo con i miei genitori arrivo' un amico straordinario: Bruce un rottweiler impetuoso e possente. La sua vita con noi fu intensa ma non lunghissima, dal mese di maggio del 1992 fino al novembre del 2002, si sobbarcò un trasloco dall'appartamento di via Sacconi a Monza dove sono cresciuto fin da neonato per poi trasferirsi con noi a Biassono nella villetta che i miei hanno abitato fino al 2010. Furono anni stupendi quelli vissuti con Bruce al nostro fianco anche se tante giornate le ricordo molto impegnative per via del forte carattere di un cane da guardia che, seppur abbastanza equilibrato, ci mise spesso a disagio per la sua ovvia attitudine a difendere -con tanta potenza- i suoi padroni e la proprietà. Nel pieno del suo sviluppo Bruce arrivo' a pesare quasi sessanta chili, non un filo di grasso di grasso addosso, solo una impressionante massa muscolare. A causa di un gioco con lui finito non benissimo porto sopra il labbro destro un'indelebile cicatrice che mi costò tre punti di sutura e mi impedisce di portare un baffo perfetto sul lato sinistro.

Mia madre e mio padre quando Bruce decise di andare nel paradiso dei cani seguirono dopo qualche tempo il consiglio di accogliere un nuovo amico. Nel 2003 si presentò George alla porta ed è il Labrador bianco più dolce che abbia mai conosciuto. Qui sul blog ne ho parlato in qualche occasione, vive con i miei ma ogni tanto li supporto tenendogli compagnia e portandolo nel mio appartamento quando non puo' seguire i suoi padroni. George mi ha fatto scoprire una razza decisamente meno impegnativa del Rottweiler, fedele come tutti i migliori amici dell'uomo ma con tante qualità apprezzabili giorno dopo giorno. Tra le tante caratteristiche dei Labrador spicca l'incontenibile desiderio di fare felice il padrone con tanto affetto che, ancora oggi, nonostante sia debilitato da artrosi  e vecchiaia, il buon George continua a trasmetterci senza contenersi.

Dopo tanto pensare, sabato scorso è arrivata Lola, la mia Labrador Retriever color cioccolato. Questa prima settimana è stata una delle più stancanti della mia vita, una delle più impegnative sotto tanti punti di vista e l'arrivo del cucciolo ha mitigato tante preoccupazioni che in questo anno abbastanza maledetto continuano ad inseguirmi talvolta afferrandomi per il collo. Riesco a divncolarmi molto bene ed ora insieme alla tenacia di mia moglie nel combattere i problemi di salute, perchè di questo principalmente si tratta, a lottare siamo in tre con una esuberante amica al nostro fianco.

Sei nata il 15.12.2015, arrivi da Gassino Torinese dall'allevamento Acque Lucenti della bravissima Irene Teppa, ti chiami "Capo Indiano Yuki delle Acque Lucenti" e noi ti abbiamo ribattezzato Lola: benvenuta nella tua nuova famiglia e grazie per tutta la gioia che ci darai!

   

martedì 13 ottobre 2015

David Gilmour @ Arena di Verona 15.09.2015

Potrei scrivere tantissime parole riguardo a quasi un mese fa, 15 settembre 2015 all' Arena di Verona quando da spettatore pagante ho assistito al concerto di uno dei miei più grandi idoli, David Gilmour voce e chitarra dei Pink Floyd. Potrei partire per esempio dal fatto che il live di nove anni fa tenutosi in una doppia data al Teatro degli Arcimboldi a Milano l'ho preferito sia per la scelta dei brani che per la presenza di Richard Wright sul palco, di tutti i Pink Floyd il mio preferito in assoluto. Ho avuto modo di raccontare tante volte ad alcuni amici quanto sia stato toccante quella sera di marzo nel 2006 quando tutto il teatro si alzo' in piedi con i pugni alti ad esultare quando Gilmour decise di presentare la band e arrivo' il turno del mitico, mai dimenticato, storico tastierista dei Floyd. In quel momento pensai spontaneamente di alzarmi per tributare un lungo applauso al signor Wright. Me ne sarei fregato se qualche membro del servizio d'ordine mi avesse detto di stare seduto e di contenermi, me ne sarei infischiato se un qualunque signorotto snob mi avesse bollato come un esagitato infiltrato tra le poltronissime, avrei urlato come dopo un goal  segnato dall'Italia nella finale dei mondiali di calcio. Feci proprio così sgolandomi fisicamenrte e fu grandissima la sorpresa nel vedere intorno a me che a tutti i presenti era venuta la stessa idea. Una folla esultava non per il protagonista della serata, non al termine del concerto -dove una standing ovation sarebbe stata prevedibile- bensì nel bel mezzo della scaletta prendendosi tutto il tempo necessario per ringraziare Wright di essere lì. Ripensarci ancora oggi che Richard Wright non c'è più accresce ancora di più la convinzione che puo' bastare un solo particolare per rendere indimenticabile una serata.
Potrei soffermarmi su tanti dettagli del concerto veronese in cui Gilmour ha fatto ascoltare in anteprima rispetto all'uscita ufficiale nei negozi una manciata di brani dal suo ultimo disco "Rattle that lock". Il ritorno di "mister screen" per esempio, parlo del tipico schermo rotondo contornato di luci utilizzato spesso in passato dai Pink Floyd durante i loro tour mondiali come elemento scenografico. Perchè non dilungarsi sulla scelta dei brani in scaletta? Potrei chiedermi e polemizzare su come mai mancasse nella setlist un brano come Echoes, oppure del perchè su un colossso come Run Like Hell fosse necessario sfottere Waters (ha suonato i suoi ultimi concerti con gli occhiali scuri forse per un prolema alla vista) facendo indossare a tutta la band un paio di occhiali da sole. La polemica più efficace per un blog potrebbe soffermarsi sulla questione riguardante il perchè solo in Italia i biglietti di un concerto così atteso non siano stati gestiti dai promoter con l'assegnazione di un posto nominale di modo da arginare le sporche manovre di chi lucra prepotentemente su eventi così rari. Queste e altre cose si possono però scovare in tanti altri posti, a chi passa di qui ed ha avuto la pazienza di leggere fino alla fine queste righe voglio lasciare l'immagine di Francesco, Andrea e Stefano insieme a me poco prima di entrare in platea. I volti sorridenti del gruppo con cui ho sempre sognato di suonare questo tipo di musica e che tra tanti dubbi e difficoltà ce l'hanno fatta ad essere della serata. I Primodraft, quattro quarantenni che non passavano qualche ora insieme da dieci anni finalmente felici di essersi riuniti non tra le mura di una sala prove ma sotto un cielo di stelle per condividere ancora una volta un'immensa passione.


 I Primodraft entrano al concerto di Gilmour,  al mio fianco Stiv, Andre e, leggermente tagliato, Stoon




      

lunedì 21 settembre 2015

Cap de Barbaria

Molte persone che non sono mai andate a Formentera possono pensare che la meta preferita dai calciatori sia solo spiaggia, posa e moda. C'è tanto di tutto questo in agosto, in parte grazie ad un amico molto ricco che ci ha coccolato per due giorni io e Vivi lo abbiamo vissuto e ci siamo lasciati conivolgere dal jet set balneare fatto di costossimi paccheri con aragosta a pranzo e profumati gin tonic al tramonto. Formentera ha anche un lato molto selvaggio e pacificamente romantico che è cio' che ho apprezzato in questa settimana di vacanza. Si tratta del lato ovest dell'isola dove si trova il faro di Cap de Barbaria. Anche la parte sud con il faro di El Pilar de la Mola è molto suggestivo ma se un giorno non dovreste trovarmi, se qualcuno dovesse chiedersi che fine ho fatto potrei essere lì ai piedi del faro di Cap de Barbaria insieme a qualche nostalgico hippie che suona il tamburo mentre il sole si immerge nel mare e ci fa sentire piccoli e indifesi di fronte alla bellezza della semplicità di un tramonto.

Il faro di Cap de Barbaria uno dei posti candidati al mio buen retiro
 

lunedì 7 settembre 2015

Pocket @ Festival Magre Sponde, Brebbia (VA)

Al rientro dalle vacanze è stato molto piacevole verificare che il repertorio dei Pocket era ancora ben allenato nonostante un periodo di stop durato un mese abbondante. L'occasione per ritrovarci a ripassare i brani è stata la partecipazione del gruppo a un festival molto carino chiamato "Magre Sponde Festival" organizzato con cura e passione a Brebbia un piccolo paese in provincia di Varese sulla strada che porta al Lago Maggiore. Il mio disincanto e la voglia di dedicare sempre meno tempo al gruppo si è scontrata con una serata che rende giustizia all'impegno che far parte di un gruppo comporta. Su you tube grazie a uno spettatore di nome GionniBello c'è un montaggio di alcune canzoni compreso il delirio finale durante il quale, sul palco oltre al gruppo principale della serata (i catalani Her Little Donkey) si è unito anche il fonico che mi ha fatto compagnia alla batteria divertendosi come un bambino.

Si puo' vedere qui: https://www.youtube.com/watch?v=HwH-Xp4glI4 

Il set di batteria utilizzato al festival Magre Sponde a Brebbia (Va)



 

giovedì 6 agosto 2015

La cura

Nel lungo viaggio interiore che sto percorrendo per curare gli sbandamenti inevitabili della vita sto imparando a non fare troppe previsioni sul futuro. La gestione delle ansie e delle preoccupazioni è faticosa ma con il metodo giusto e con la conoscenza dei lati più profondi di noi stessi esistono infinite possibilità per sentirsi adeguati dentro questo mondo in continua evoluzione. Nel post "un ex fantasma" descrivo quello che mi è successo qualche mese fa, ne parlo liberamente e in modo schietto semplifico il significato di trovarsi in difficoltà. Pur trattandosi di situazioni non invalidanti certe tempeste lasciano comunque dei segni. Una delle principali motivazioni a scavarmi dentro e reagire ai problemi è stato capire da dove provenisse il malessere e una volta scovato provare a trasformarlo in benessere. Riconoscere i bisogni primari prima di tutto e metterli al centro di ogni cosa: bere, mangiare, dormire e riprodursi. Tornare a vedere il mondo in maniera primitiva è stato uno dei punti che nel percorso di coaching ha fatto da molla per far saltare dal basso verso l'alto, dalle caviglie fino al cervello, il modo di affrontare la vita con leggerezza. Le mie paturnie lavorative, in questo lungo periodo di crisi, sono le preoccupazioni di molti ma non possono prendersi tutta l'energia che a quaranta anni posso ancora sprigionare. Francesca Maiotti mi ha insegnato un metodo, le famiglie dove applicarlo e come esercitarmi ricordandomi sempre che parte tutto dalla mente e, giocando con le parole, mi ha fatto capire che molto spesso la mente ci mente. Da essa dipendono le emozioni, queste si evolvono e condizionano le relazioni che a loro volta influiscono sul fisico e come ultimo anello di questa catena modificano lo spirito. Quando mi è stato chiesto di immaginare come avrei descritto lo spirito ho pensato al genio della lampada che sotto forma di fumo si innalza nell'aria, da questa figura è nata l'idea di opporre al senso di pesantezza dei miei pensieri la leggerezza dello spirito.

Tra giugno e luglio ho letto un libro uscito qualche anno fa, Open, la storia del tennista Andre Agassi. E' stata una lettura molto appassionante, ho trovato spunti per farmi forza nel mio percorso. Nel periodo in cui il campione stava attraversando l'ennesima crisi che lo porterà di lì a poco alla separazione da Brooke Shields, proprio nel bel mezzo di un viaggio in Sudafrica col tentativo di medicare le ferite nel rapporto, Agassi conosce Mandela il quale una mattina, rivolgendosi al campione e altri ospiti presenti a un ricevimento, dice: "dobbiamo tutti avere cura gli uni degli altri- è questo il nostro compito nella vita. Ma dobbiamo anche avere cura di noi stessi, il che significa che dobbiamo prendere con cura le nostre decisioni, intrattenere con cura i nostri rapporti interpersonali, riflettere con cura su ciò che diciamo. Dobbiamo gestire la nostra vita con cura per evitare di diventare delle vittime".

Ripenso spesso a questo passo del libro, l'ultima volta prima di scriverne qui nel blog l'ho fatto domenica sera mentre tornavo da una breve vacanza in montagna che ha rappresentato per me uno dei pochi momenti dove mi concedo due giorni consecutivi di stacco dal lavoro nel fine settimana. Con alcuni amici conosciuti negli ultimi dieci anni grazie a internet e alla passione per i gruppi Marlene Kuntz e Massimo Volume ho passato momenti molto intensi immerso nei paesaggi del Cadore. Non ero mai stato nelle Dolomiti Bellunesi fino ad oggi, il Vajont con la sua drammatica storia ancora palpabile a più di cinquanta anni dalla tragedia mi ha fatto riflettere e grazie all'atmosfera che si sprigiona tra buoni amici ho imparato ancora una volta quanto l'amicizia sincera sia curativa anche quando nasce in un luogo virtuale che poi diventa magicamente reale.

Rat Pack 2015 @ Dolomiti Bellunesi da sinistra a destra (con i nostri nickname): Orso,Hybris,Ranx,Zuppetta,EmJokes