lunedì 13 luglio 2015

L'estate dei Pocket Chestnut

Due concertini mi hanno allietato caldissime serate in compagnia delle castagne. Questa stagione stiamo suonando dal vivo molto poco, rispetto allo scorso anno non c'è da fare neanche un confronto. Si potrebbe pensare che l'effetto "Big sky empty road" si stia esaurendo ma al nostro livello il fatto di avere un disco appena pubblicato non fa una grande differenza tra promuoverlo ancora ad un anno e mezzo di distanza da un' uscita che poi a tutti gli effetti c'è stata, ma solo dagli scatoloni visto che è autoprodotto. Forse ci siamo fatti vivi con i soliti contatti che ci aiutano a trovare qualche serata un po' tardi rispetto al passato, oppure non lo abbiamo proprio fatto e certe opporunità non nascono da sole se non opportunamente solleticate. A me personalmente va benissimo così. Paolo non sta passanbdo un bel momento con il papà che per motivi di salute non se la passa bene, Tum esce da una storia sentimentale finita male ed è profondamente sballottato, Pol ha intorno a sè la solita corazza inattaccabile che ne delimita le emozioni ed io sono alle prese con questa nuova testa che combatte gli sbandamenti imponendosi positività. Non sempre queste convivenze tra caratteri diversi sono una passeggiata all'aria fresca. In queste settimane abbiamo fatto qualche incontro e ci siamo detti cosa si potrebbe fare in futuro ma non è uscita una strategia semplice da attuare. Il pericolo che avverto è quello che già in passato ha acceso la lampadina rossa dell'attenzione preannunciando la prossima distruzione di tutto il giocattolo. Abbiamo delle canzoni nuove che mi piacciono molto, non sono tante ma in tutto tra finite, quasi finite ed in attesa di un colpo di genio che le finisca, sono arrivate al numero sei e tutte mi gasano molto. Ho già vissuto questa situazione con altri gruppi, si mette in pista del materiale nuovo, ci si balla intorno, io da dietro i tamburi ne sento l'efficacia, gli arrangiamenti che si fanno più elaborati, i suoni che migliorano rispetto ai precedenti, le idee che da individuali diventano il frutto del pensare da parte di tutti poi, come se niente fosse, scoppia il palloncino pieno di elio, i toni si fanno scuri e non c'è più niente da ridere. Mi è capitato con i Kech, con i Primodraft con La resina e quando ero ragazzo con quelli che da Overjets sarebbero poi diventati Puzzle, senza di me. Mi auguro che passi serenamente e senza strascichi questo momento perchè almeno dal vivo le soddisfazioni arrivano anche quando le premesse non sono le migliori.

Pocket + guests@Fermento Sonoro 2015, nel giardino nascosto, Milano
Il comitato di quartiere degli abitanti di via Bussola a Milano ha organizzato un festival ripulendo un piccolo spazio verde dal totale abbandono e auto finanziandosi molti volontari hanno organizzato un grazioso festival di due giorni. I Pocket hanno suonato sabato 20 giugno quasi al tramonto. Senza fare nessun soundcheck ci siamo portati a casa un set abbastanza buono, l'attenzione e gli applausi insieme a una fitta colonia di zanzare ad attaccarci non sono mancate. E' stato anche il primo concerto in quartetto dopo qualche data suonata in cinque con Stefano ai fiati e ci è servito per ritrovare il mestiere di sopperire alla mancanza di melodia mettendoci un po' di grinta in più del solito.

Pocket Chestnut @ Como
L'esperimento si è ripetuto qualche settimana dopo, precisamente il cinque luglio a Como a due passi dal lago e dallo stadio Sinigaglia. Nei giardini che separano gli spalti dallo specchio d'acqua che si affaccia verso nord il festival Always Hop ci ha addirittura voluti come headliner a causa di un forfait dell'ultimo momento. Preceduti da due gruppi che hanno massacrato la pazienza e l'udito degli ascoltatori, non pochi vista la bella location, il giorno di festa -domenica- e la ricerca del fresco in una serata dove il termometro non è mai sceso sotto i trenta gradi. Abbiamo fatto un figurone con la nostra musica semplice e spensierata. Ho visto parecchie persone ballare acclamandoci sugli stacchi come se conoscessero i brani. A mezzanotte passata c'era ancora voglia di Pocket Chestnut e la richiesta di avere un bis era talmente sincera che abbiamo ringraziato i presenti con l'esecuzione di un brano inedito tra quelli in lavorazione di cui parlavo all'inizio di questo post.  

 

sabato 27 giugno 2015

Niente di nuovo sotto il sole

 
Con l'estate alle porte mi è tornata la voglia di assistere ai concerti estivi. Mancavo da qualche anno ad appuntamenti di grande richiamo e dopo aver guardato cosa offrivano i vari promoter sono caduto nella solita e ripetitiva scelta di recarmi a concerti di artisti che ho già visto e rivisto in passato. In solitaria ho deciso di partire dall'edizione di Sonisphere 2015. E' stata  la mia prima volta ad un festival metal, attratto dal cartellone che inseriva in programma i tanto amati Faith No More nell'unica data italiana del loro tour mondiale. Ero andato principalmente per godermi lo show di Mike Patton e compagni ma visto il costo del biglietto (€ 70) e il gran dispendio di energie sotto quaranta gradi fin dal primo pomeriggio mi sono trattenuto ad ascoltare i Metallica, veri protagonisti del festival. Una notevole sorpresa mi attendeva: lo show di non più giovani superstar del metallo pesante che per due ore mi hanno devastato orecchie e cassa toracica con una potenza di suono impressionante è stata una rivelazione, non pensavo di divertirmi così tanto. Mi trovavo a distanza considerevole ma grazie ai maxischermi e a una regia ben studiata le evoluzioni di Lars Ullrich erano più che gradevoli, sembrava di assistere a un  tutorial di batteria metal. Poi mi sono divertito molto ad osservare il pubblico, stipatissimo anche a due km dal palco. Mi ha colpito il loro calore e il grande coinvolgimento anche del vasto comparto femminile. Solo un aspetto mi è sembrato invece inquietante: uscendo durante i bis per  non perdere l'ultimo treno della metropolitana, ho notato che tantissimi spettatori avevano assistito al live nascosti dietro alle colonne delle casse. Alla base di queste alte torri posizionate neanche troppo ai lati della marea umana erano stati montati altri schermi, più piccoli ovviamente rispetto a quelli del retropalco e centinaia di persone si erano sobbarcati quella giornata di caldo e polvere per guardare un concerto come se fossero in tv. 
 

Ore 16 nello spazio esterno del Forum di Assago in attesa dei Faith no More sotto il sole cocente

Mike Patton sale sul palco per ultimo preceduto dalla sua band, sono passate da poco le 19, il sole è ancora alto ma l'afa è più sopportabile. La scenografia è stata allestita dal personale vestito completamente in bianco, una miriade di gelatai ha sistemato con cura un tendone da cinema sullo sfondo (anch'esso bianco) e una cinquantina di vasi di fiori a coprire  casse, monitor e amplificatori. Purtroppo l'acustica non è delle migliori e si sente in particolare sui brani meno spinti. I suoni profondi dei colpi sferrati dietro i tamburi da Mike Bordin rimbalzano da una parte all'altra dell'area concerti rovinando le esibizioni delle ballate classiche del gruppo "Evidence" e la famosissima cover dei Commodores "Easy". Tutti i FNM appaiono decisamente imbolsiti fisicamente ma musicalmente in forma, il  set durato circa 1h e 30 sarà ricordato per l'efficacia della scaletta che pesca da tutti gli album compreso l'ultimo "Sol Invictus" ma anche per le solite scorribande di Patton che insulta in italiano il pubblico (cantate coglioni! coglioni milanesi che siete voi! su "Easy")  poi chiede: "oggi è il vostro Indipendence Day giusto? E' la festa della repubblica vero? E voi ve ne state qui ad un concerto rock? Patetici!" prima di insegnare al tastierista Roddy il termine "cazzarola" con grandi difficoltà del povero malcapitato nel ripetere il termine si lascia andare anche a qualche parola di conforto "attendete tutti i Metallica eh? Beh anche noi!". Sulle note della classica "We care a lot!" saluta e ringrazia con ben augurante "alla prossima".

Setlist del concerto:  Motherfucker, be aggressive, caffeine, evidence, epic, sunny side up, digging the grave, midlife crisis, sparation anxiety, the gentle art of making enemies, easy, spirit, last cup of sorrow, ashes to ashes, superhero. Bis: matador, we care a lot.

I Faith no More in azione


Lo show dei Metallica

Il 15 di giugno è stato il turno dei miei amatissimi Primus, un'altra esclusiva per l'Italia, l'unica data nel nostro paese del trio americano  con la formazione che ha visto il ritorno dietro i tamburi del geniale Tim "Herb" Alexander  dopo aver risolto un serio problema cardiaco. Ho visto suonare i Primus due volte in vita mia ma sempre orfani del batterista che con Claypool e Lalonde ne ha fatto la storia. Il Carroponte di Sesto San Giovanni ha fatto da cornice a questo spettacolo equamente diviso tra vecchi brani storici e la fedele riproduzione della colonna sonora del film "The chocolate factory". In questo live il problema è stato l'opposto rispetto al festival Sonisphere, parlo dei volumi veramente bassi. Per la legge che tutela i cittadini dai decibel troppo alti, ai presenti è toccato assistere ad un concerto suonato "sottovoce". In queste condizioni è inevitabile che la potenza cedesse il passo alla nitidezza ma essendo i Primus non proprio un gruppo di cui si apprezza questo aspetto sono tornato a casa un po' deluso.


Primus & the fungi ensemble @ Carroponte

Il giorno successivo al concerto dei Primus sarebbe stato il turno degli Afterhours al Monza Rock Festival ma un nubifragio pomeridiano ha convinto gli organizzatori a cancellare la data.

Ho atteso con impazienza la data d'esordio del tour estivo dei Marlene Kuntz dedicato al ventennale di Catartica, il primo album della loro lunga produzione. Lo spazio esterno dell'elegantissima Villa Tittoni di Desio ha ospitato circa settecento appassionati del gruppo di Cuneo e qualche curioso invogliato dalla bella serata e dal biglietto economico. Tra queste centinaia ce n'erano una dozzina con i quali, il giorno successivo al live, ho consumato un pranzo per veri esperti marlenici. Si tratta di  amici con i quali ho partecipato per un decennio ad un  forum chiamato prima "Ceicarni" e poi "La mischia gaia". Un luogo virtuale dedicato ai Marlene Kuntz grazie al quale ho scritto e condiviso tantissimi momenti di pura adorazione per questo gruppo. Ritrovarsi dopo tanto tempo, con i forum ormai chiusi e sentirsi ancora una specie di famiglia di grandi estimatori è un'emozione unica, difficile da descrivere, una sensazione speciale va oltre una semplice amicizia virtuale, un modo per accorciare le distanze visto che le città da dove provenivano questi amici sono le seguenti: Aosta, Parma, Vicenza, Pordenone, Bergamo, Lodi.

Marlene Kuntz @ Villa Tittoni, Desio



domenica 21 giugno 2015

PX

La mia Vespa PX 125

Non sono mai stato un fanatico delle due ruote però da ragazzo ne ho fatta di strada a bordo di motorini e scooter. Era il modo più rapido in alternativa alla bicicletta per spostarsi ed esplorare il circondario di Monza e Brianza. Non ho mai amato la velocità ma ho sempre apprezzato la libertà che permette al ciclo amatore di scorrazzare con il vento sulla faccia. Dai quattordici ai diciotto anni ho posseduto due modelli Piaggio, un "Sì" rosso ereditato da mia sorella ed un "Ciao" bianco di dubbia provenienza comprato usato da un rigattiere, prima avevo fatto pratica a bordo di un Garelli Gulpflex di mio nonno del quale ho già parlato qui sul blog. Quando la moda degli scooter iniziava a prendere forma ebbi la sventura di possedere uno dei modelli più desiderati, un Peugeot Metropolis che mi fu letteralmente rapinato da due ceffi armati di coltello. Quando avevo già la patente per la macchina comprai uno scooter a ruota alta, un'estate ci andai anche all'isola d'Elba. Era un MBK "Flipper" con cui ho fatto anche il pony express a Milano percorrendoci più di diecimila chilometri in un anno. Con il gruppo Primodraft scrissi anche un testo su quell'esperienza, una canzone rimasta inedita intitolata appunto "Km".

La Vespa mi ha sempre attratto, la sua linea, la storia, il legame e la rivalità con la Lambretta, i modelli pieni di personalizzazioni nel film Quadrophenia, il cambio al manubrio, quel rumore inconfondibile che riconoscevo fin da piccolo quando Ottavio, un muratore alcolizzato di Marciana Marina faceva gli appostamenti vicino a casa nostra per portare a fare un giretto mia sorella della quale era perdutamente innamorato. Un giorno di maggio ho deciso di regalarmene una, la replica esatta del modello "PX 125" tanto famoso negli anni '80.

Una volta targato il nuovo mezzo mi sono immerso nel variegato mondo dei Vespisti, quale modo migliore poteva esserci se non partecipare subito ad un raduno?

Il raduno Vespa in Pista 2015
L'esperienza di far parte di un un club di appassionati è per ora qualcosa di straordinario. Ci si conosce da poco ma è come se si fosse amici da sempre solo per il fatto di possedere lo stesso mezzo di locomozione. Non ci sono limiti all'immaginazione, una volta entrati in contatto con questa realtà sembra difficile uscirne come se muoversi in Vespa fosse sinonimo di appartenere incondizionatamente a un mondo unico e speciale.

Con i miei vicini di casa Nadia e Marco e i suoi genitori possessori di modelli originali degli anni '60

lunedì 1 giugno 2015

Stagione 2014/2105


Questa è stata l'Equipe '83 nella stagione 2014/2015 anche se in questa foto mancano una manciata di giocatori molto rappresentativi. Ho passato un anno divertente rimettendoci solo un tendine estensore (dito medio mano sinistra) che mi ha imposto un mese abbondante di stop da metà novembre fino a Natale. Statisticamente, visto il livello del campionato al quale abbiamo partecipato (UISP),  dedicato non proprio all'agonismo ma più al dopo lavoro per i poco giovani, è andata meglio rispetto alla scorsa stagione dove avevamo preso decine e decine di sberle nel campionato FIP. Abbiamo concluso il primo girone a metà classifica e abbiamo ripetuto il risultato nel secondo raggruppamento. Un saldo annuale complessivo con 11 vinte e 16 perse. Tante partite sono state combattute, altre molto meno. Mi piace ricordarne una in particolare, la gara vinta contro una squadra di Sesto san Giovanni chiamata CRCG. Ero appena uscito dall'ospedale e avevo una voglia di giocare strepitosa, avevo apprezzato nei giorni del ricovero l'affetto di molti compagni squadra e in quella gara molto nervosa disputata contro avversari spigolosi che cercavano la rissa in ogni contatto ho fatto il mio rientro in campo segnando con rabbia i primi sei punti dedicandoli tutti alla panchina che esultava felice per me. Il ricordo di quel match è raccontato in cronaca che incollo qui sotto, tratto dal sito della UISP.

venerdì 15 maggio 2015

Pocket @ Biko, Milano

Il terzo dei concerti che abbiamo fatto in maggio è il più atteso, uno di quelli dove non ci pagano ma sorridendo tra noi diciamo che va fatto perchè: "ci da visibilità". Suoniamo di supporto a Chadwick Stokes che io non so nemmeno chi sia e tantomeno che musica suoni, non mi sono documentato. Quando arrivo al Biko per l'ora di cena non posso fare a meno di notare un enorme Tour Bus parcheggiato di fronte al locale. Ne ho già visti di così grossi quando ho suonato di supporto a Graham Coxon, ai Franz Ferdinand, agli I am Kloot, mai in altre occasioni importanti. So che Chadwick suonerà da solo, senza la band, viene automatico chiedersi cosa se ne faccia di tutto quello spazio e quanto debba essere popolare per avere quel budget a disposizione. Fonti informate dicono che un autobus di quelle dimensioni costa 400 euro al giorno escluso il costo dell'autista e del carburante. E' la sera in cui la Juve si gioca il ritorno della semifinale che la puo' portare dritta alla finalissima di Berlino, le strade sono deserte e dopo aver cenato nel locale con tutto lo staff del Biko preparo il set di batteria che l'organizzazione mi ha messo a disposizione.

Il set utilizzato al Biko, 14.05.2015


Il palco del Biko è piccolo e stretto, ci abbiamo già suonato un anno fa di supporto ad Adam Green e in quella occasione mi sono reso conto di quanto il pubblico che frequenta questo locale sia attento, selezionato. Ti senti gli occhi addosso e la vicinanza delle persone incute un po' di timore. Passeggio fuori dal locale e gli spettatori arrivano alla spicciolata, entrare costa 15 euro, non poco per un mercoledì sera. Temo che la serata sarà un flop tremendo e quando inizia il primo artista, Matteo aka 'Morning Tea' l'unico pubblico che si ritrova davanti sono i Pocket Chestnut, una manciata di nostri amici che sono venuti presto per sentirci e lo staff del Biko. Quando arriva il nostro turno il locale si è riempito per metà e siamo contenti che di fronte a noi non ci sia il deserto. Nel backstage abbiamo conosciuto Chadwick, parla lentamente, ha dei modi carini si comporta con rara gentilezza che lo distingue dall'insopportabile tour manager. Chad ci ha chiesto qualcosa della nostra musica, ha ascoltatom il soundcheck e ci sommerge di complimenti. Ci ha raccontato che sta girando con tutta la sua famiglia, suo fratello, mamma, nonna, la moglie e due figli. Per questo si muove con il tour bus, gli costa meno rispetto ai soggiorni in albergo e così possono stare tutti insieme durante gli spostamenti. Facciamo un set corto di circa quaranta minuti e Tum riesce ad instaurare un bel rapporto col pubblico. Durante l'ultima canzone lascia il palco, si siede in mezzo alle persone e le fa cantare al microfono. Lo ha fatto altre volte ma in questa occasione gli riesce particolarmente bene. Quando abbiamo finito smonto velocemente  le mie cose e le carico in macchina, qualcuno mi ferma per complimentarsi, mi fa piacere anche se credo di aver suonato in maniera scolastica, senza emozione. Pago il prezzo della sobrietà, niente svolazzi, faccio il mio compito da bravo scolaretto. Mi fermo ad ascoltare Chadwick,  è veramente bravo, comunica con sincerità, si emoziona e fa emozionare.

Chadwick Stokes

Qualche giorno dopo vado alla festa di compleanno di Paolo, un amico dei Pocket che vive in un bellissimo appartamento in via Foppa a Milano. Molti degli invitati sono venuti a sentirci in tutti e tre i concerti, li conosco solo di vista e in quell'occasione riesco a parlarci andando oltre i semplici saluti di rito. Mi confidano che il concerto del Biko è stato bellissimo, il migliore dei tre, mi dicono che si è percepito qualcosa di magico che negli altri live non era emerso. Ancora una volta sono sorpreso di come le sensazioni di chi sta sul palco possano essere così diverse rispetto a chi è dall'altra parte e di quanto sia bellissimo dopo tanti anni e centinaia di concerti emozionarsi ancora nell' avere questo tipo di rivelazioni.

Paolo e Pol appena terminato il soundcheck

     

domenica 10 maggio 2015

Pocket @ Cascina S. Ambrogio, Milano

Ieri mi attendeva un doppio impegno, il rientro al lavoro dopo un mese di assenza e un concerto serale con i Pocket Chestnut alla Cascina S.Ambrogio, un luogo storico che ricorda Milano com'era una volta prima della cementificazione massiccia delle zone periferiche.

Cascina Sant'Ambrogio, Milano. Foto di Ambrogio Holder

 Se il rientro in concessionaria è stato abbastanza traumatico si puo' dire che la serata l'abbia vissuta con uno stato d'animo opposto. Al mattino provavo a grattare la ruggine dentro la testa, non mi ricordavo le password di accesso ai programmi, i passaggi più semplici per iniziare un preventivo sembravano scogli insormontabili e una mole impressionante di e-mail da leggere contiribuivano a crearmi un certo stato di agitazione che provavo a combattere con il metodo che ho messo a punto in qualche proficuo incontro di coaching. Si lavora con la testa, ci si concentra sulla mente, da essa dipendono, a cascata, le emozioni, quindi le relazioni, il fisico e lo spirito. Ho provato a gestire l'ansia con una fatica immensa che mi ha portato all'ora di pranzo ad alzare bandiera bianca e tornarmene a casa abbastanza preoccupato promettendomi di riprovarci nuovamente lunedì. Il rientro doveva essere graduale e così sarà, mi dico. Il sole tramonta poco dopo le venti e quando arrivo alla cascina per montare la batteria porto con me il mio strumento e il mio corpo riposato grazie a qualche ora di sonno ristoratore che mi sono concesso nel pomeriggio. Sto molto bene, mi sento sicuro, sto sempre così quando ho il mio set, conosco i suoni, li rendo profondi, lunghi, caldi grazie a un accurato giro di accordatura.

L'accordatura del rullante

Ho il vantaggio che saremo l'unico gruppo in programma, la situazione ideale per trovare la tranquillità e fare un buon concerto. L'associazione Cascinet con la sua anima sonora denominata Hum ci accoglie bene, l'attrezzatura è minimale e il fonico si improvvisa ma riparano all'inesperienza con la gentilezza, ci assistono in tutto quello che serve. Dobbiamo suonare per più di sessanta minuti e non abbiamo preparato un set così lungo. Cioè lo abbiamo allenato ma temiamo che possa annoiare sorbirsi un'intera ora abbondante di acustic folk. Decidiamo di inserire in scaletta buona parte del primo disco "Bedroom rock n' roll" quasi tutto il secondo "Big sky empty road" due cover e due brani nuovi dei cinque che stiamo provando in questi mesi. L'area concerto si riempie e mentre passeggio nel campo circostante mi concentro e osservo la raffineria che confina con la cascina, le luci rosse al vertice della struttura circolare mi ricordano un aeroporto. Temevo che i tanti ragazzi arrivati in questa specie di centro sociale fossero lì per tanti motivi ma non per sentire i Pocket Chestnut e invece già alla seconda canzone il pubblico si avvicina al palco, collabora, partecipa ai cori, si diverte. Mi sento bene e quando arriva il momento dell'ultima canzone ne vogliono ancora. Ci congediamo molto soddisfatti e sono dello stato d'animo giusto per pensare che questa sobrietà che mi accompagna è proprio una gran figata.

La mia session custom e i Pocket durante il soundcheck
    

domenica 3 maggio 2015

Pocket@Bloom, Mezzago 02.05.2015

Per la "festa del lavoro che non c'è" il Bloom di Mezzago ha organizzato come da tradizione il Neverland Festival sottotitolando l'evento con il riuscito hashtag #cazzoridi. Alez, uno degli organizzatori, ha voluto i Pocket Chestnut e ci ha invitato con il solito entusiasmo che lo distingue. Il concerto ha significato per me il ritorno sul palco dopo un mese di inattività.


il programma del festival

Il mio sottotitolo personale della giornata è stato "la forza della lucidità" perchè da circa un mese complice il problema di salute di cui ho parlato in un post precedente sono pulitissimo, non bevo neanche la birra. Sono arrivato al Bloom in gran forma, molto "ripigliato" come dicono i giovani, ed ero curioso di vedermi all'opera in un contesto molto raccolto come il cinema dello storico locale brianzolo. L'organizzazione ha infatti voluto che i Pocket si esibissero al piano superiore del Bloom, sul palco che divide lo schermo del cinema dalle ottanta poltrone della sala. L'incognita era rappresentata dal pubblico, sapevamo che saremmo stati il primo gruppo ad esibirsi e il rischio di suonare per gli addetti ai lavori era elevato. Il festival ha abituato i suoi affezionati ascoltatori che i concerti iniziano presto e così mentre ci apprestavamo a salire per iniziare il nostro set di quaranta minuti scarsi un discreto gruppo di ragazzi era già li ad aspettarci.

Per sdrammatizzare l'emozione del ritorno sul palco indosso un cap dei Muppets


Il batterista dei Verbal che a tarda sera avrebbero sonorizzato il film "Karakorum" ha messo a disposizione una bellissima batteria perfettamente accordata e lo strumento è stato montato sul lato corto del palco per fare spazio alla proiezione. I fonici, simpatici, pazienti, disponibili e riconoscibili dal marcato accento bresciano, sono stati di una professionalità superiore alla media ed anche per merito loro il concerto, vuoi per le mie lucide condizioni, vuoi per l'acustica decisamente affascinante, è stato molto bello. Verso la fine del set ho notato che ormai il cinema si era completamente riempito ed è stato piacevole ricevere un convinto applauso finale e scendere da basso a godersi la soddisfazione del dopo concerto guardando suonare gli altri gruppi. La serata è scivolata veloce tra qualche complimento, alcune occhiate di approvazione e tanti bicchieri d'acqua.

   
On stage con Stefano (ormai presenza quasi fissa) al corno