venerdì 11 aprile 2014

Storia illustrata della mia stanchezza

Non mi sono ancora ripreso dal passaggio all'ora legale, sto dormendo pochissimo e quando sono sveglio penso sempre alla mia mamma che ha iniziato un ciclo di cure per combattere il male. Dopo una partenza non troppo confortante la vedo combattiva e questo suo atteggiamento mi sta dando molta carica. In questo ultimo mese sto suonando tanto, passo dalla batteria completa alle percussioni passando per la stomp box e grazie a quest'ultima mi sto rallegrando anche nei concerti più raccolti. Ogni tanto, specialmente al mattino, mi chiedo dove sto andando, è una delle domande che in questo caldo aprile mi piace pormi prima ancora di salire in macchina, la cosa più sorprendente è che riesco a darmi delle risposte e spesso ho la sensazione di auto-intervistarmi a voce alta anche se in realtà non parlo.

E' in rete da qualche settimana il video che abbiamo registrato a Brera per Milano Acoustics durante le feste di Natale e su you tube è possibile rivedere la trasmissione "l'indie(a)nata", cinquantasette minuti di intervista e un mini live acustico in studio con i Pocket Chestnut al completo per RTL web, ecco i link per vederli:

Pocket Chestnut per Milano Acoustics
Pocket Chestnut a RTL 102.5


Non è ancora stata pubblicata una breve esibizione acustica realizzata nella mia casa con lo staff di folletto unplugged appena sarà on line la segnalerò.

Registrazione acustica di "Now" e "Never Again" per Folletto unplugged

Per festeggiare con gli amici più intimi l'uscita di "Big sky empty road" abbiamo deciso di dare una festa con concerto dal vivo, spinti dall'accoglienza che la casa dove vivo da quasi quattro anni riesce ad offrire grazie ai suoi ampi spazi, il party è riuscito alla perfezione e con ottanta persone presenti si sono toccati punti altissimi di divertimento. Ci hanno aiutato alla buona riuscita della festa anche gli amici Finistere.


I Finistere suonano nel mio salotto

Il giorno dopo sistemare tutto mi ha riportato in mente i dopo party visti in tv in stile Animal House.



Mettere in ordine non è stata una passeggiata


Il primo aprile abbiamo suonato allo Zog di Milano, un locale sui Navigli aperto poco tempo fa da Francesco Sarcina.  Si capisce da subito che c'è la mano di un musicista infatti il locale ha le sembianze di un club, la musica si sente molto bene ed è possibile ascoltare e parlare trovandosi subito a proprio agio. La sala è molto piccola ma accogliente ed ha un minuscolo palco pensato per esibizioni massimo in trio mentre il camerino è il doppio del locale. Ho avuto modo di ascoltare Ettore Dell'Orto un cantautore che ci ha preceduto e mi è piaciuto tantissimo, io che mi annoio da morire a sentire solo chitarra e voce sono rimasto positivamente impressionato dalla freschezza delle sue canzoni. Nel nostro set ho suonato per la prima volta la stomp box, una scatola amplificata. All'inizio ero scettico ma una volta presa dimestichezza con l'arnese mi sono divertito a percuoterla sfruttando dita, palmi e pugni. Erano tanti anni che non facevo le ore piccole in un locale sui Navigli in un giorno settimanale, nonostante fossero le due passate ho approfittato del fatto che non avevo strumenti da caricare ed ho fatto una lunga camminata per tornare alla macchina, quando tutti dormono Milano è davvero affascinante.

Ettore Dell'Orto allo Zog in apertura al concerto dei Pocket Chestnut, guardando con attenzione in basso si puo' scorgere la stomp box.


Un selfie nel camerino dello Zog con Tum sul trono






Sabato scorso ci siamo avventurati in provincia di Forlì per suonare alla Cantina Diva di Bagno di Romagna. Il perchè ci abbiamo richiesto in un posto così inadatto alla musica dal vivo ancora mi è sconosciuto ma la paga era buona e non ci abbiamo pensato troppo, abbiamo caricato il necessario e ci siamo concessi un bel week end. Abbiamo capito solo quando eravamo sul posto il perchè del cachet. Il posto è un' osteria stretta e lunga dove è impossibile muoversi a causa della tanta gente seduta intorno a tavoloni da oktober fest. Lo scopo della festa era proprio quello di ricreare il tipico ambiente bavarese fuori stagione, tra polli arrosto e wurstel abbiamo suonato per una metà di avventori che ci hanno sostenuto ed acclamato mentre il resto degli occupanti si ingozzava guardandoci in cagnesco. Il pernottamento è stato molto suggestivo in una porzione di cascina ristrutturata in riva al fiume, adoro questa zona dell'Italia, anche solo per vedere i suoi panorami ci tornerei ogni fine settimana.


Pocket Chestnut @ Cantina Diva, Bagno di Romagna


Il luogo del pernottamento a Bagno di Romagna
Ieri sera concerto all'Ohibo' di Milano, forse perchè anche stasera suoniamo all'Home festival nella bolgia del fuori salone, forse perchè lunedì suoniamo al Magnolia forse perchè c'era sicuramente di meglio da fare (Joan as a Policewoman era solo una delle opzioni) il pubblico non era molto numeroso ma i presenti sono stati caldi e affettuosi anche con Massimo Dietnam che ha suonato prima di noi e con i The Swimmer, progetto molto interessante guidato da Mattia Barro (L'orso) con basi elettroniche, sassofono contralto e retroproiezioni calcistiche. Ero distrutto ma felice di poter tornare a suonare la batteria completa.



Set completo per il live all'Ohibo'

martedì 18 marzo 2014

Big Sky Empty Road raccontato da dietro i tamburi

L'ultimo album in cui ho suonato è "Big sky empty road" secondo disco dei Pocket Chestnut. Ieri lo abbiamo presentato alla Santeria, uno dei luoghi più cool di Milano in un clima che mi ha ricordato  uno slogan di qualche decennio fa quando una semplice frase rese famoso un amaro e un modo di vivere. La serata è stata piacevole, siamo tornati a casa con una trentina di copie vendute ad amici e conoscenti, tutto sommato un ottimo risultato. Abbiamo risposto a qualche domanda poi ci siamo lasciati andare in un breve show case acustico. Io ho suonato shaker e maracas e aiutato un po' nei cori. La batteria mi è mancata tantissimo, la sensazione più imbarazzante è stata quella di sentirsi nudo e vulnerabile nella perenne ricerca di trovare quel qualcosa da fare per dare un senso alla postura. In venti minuti di esibizione ho capito l'imbarazzo di tanti cantanti timidi quando, privi di uno strumento d'accompagnamento, più o meno maldestramente cercano di occupare lo spazio per non rendere statica l'immagine della band. Se avete visto un concerto di Samuele Bersani avete ben chiaro un esempio concreto di come la presenza scenica per questo artista è completamente assente, a confronto provate invece a cercare un video di un concerto dei mai dimenticati Ustmamo'.  Nei movimenti ispirati al Tai Chi Chuan la cantante Mara Redeghieri tenta di trovare un' alternativa allo starsene lì impalata come ho fatto io ieri, mi ricordo che il risultato era efficace.

Vestito come un commesso di un negozio d'abbigliamento un po' spaesato senza il mio strumento



"Big sky empty road" dura trentacinque minuti e ci abbiamo messo almeno tre anni prima di terminarlo, tanto, troppo tempo. Uno dei motivi è da trovare nei vari cambi di formazione che ci hanno portato a passare da tre a quattro elementi. Prima di trovare l'assetto attuale abbiamo fatto qualche esperimento più o meno riuscito. Mentre attendevamo di accogliere Paolo alla chitarra per marcare con un minimo di preparazione tecnica la nostra proposta abbiamo perso in primis il contributo elettrico di Ema che si è trasferito a Berlino. La prima scelta è stata quella di coinvolgere Umberto, un bassista di origine romana appassionato di cinema e colonne sonore chiedendogli di suonare all'occorrenza anche tastiere e pianoforte. Dopo qualche mese il ragazzo ci ha lasciati per superare al meglio una crisi sentimentale. Colti di sorpresa e con un buon lavoro alle spalle destinato a finire nel cestino abbiamo pensato di passare a cinque elementi con un polistrumentista immaginario da inserire, infine abbiamo provato con due chitarre acustiche e Federico al basso rendendoci conto in fretta che nella dimensione acustica forse un bassista risultava di troppo. Da ogni micro evoluzione abbiamo congelato un pezzetto di cio' che abbiamo composto grazie a queste collaborazioni e il disco alla fine è il risultato di un collage che ritrae, in riquadri neanche troppo differenti, questo faticoso percorso. Io avrei preferito realizzare l'album in studio con la tecnica della presa diretta per misurarci con un'esperienza nuova ma alla fine la scelta di registrarlo in casa è stata ancora una volta la soluzione votata dalla maggioranza. Qui sotto passo in dettaglio la tracklist dell'album citando alcuni piccoli ricordi riferiti al mio contributo.

Spread my love: Abbiamo sempre chiamato questa canzone "il blues del carmine" è forse il brano che da quando è entrato Paolo in formazione (circa un anno e mezzo fa) mi ha maggiormente spronato a non abbandonare la nave nei momenti di burrasca. Con i suoi vari momenti blues distribuiti tra ritmo sincopato e apertura in tempo dimezzato per dare al ritornello un effetto più arioso questo brano è stato l'involontario collante nel passaggio delicato che mi ha spinto a sacrificare un approccio più rockeggiante rispetto a un suono più acustico e moderato. La batteria l'ho registrata con Lorenzo Casati al Dolmen Studio di Sesto san Giovanni. Nel febbraio 2013 ho pubblicato in questo blog un post su quella giornata.

The Castaway: E' il brano che utilizziamo per aprire i concerti anche se dal vivo lo abbiamo modificato sia in apertura che nel finale. Ho registrato questa batteria con Ema nella taverna della sua casa di montagna, il periodo è l'inverno del 2011. Le batterie registrate in quella session sono poi diventate il ritmo percussivo di OUTNESS ep.

Never again: Come per  The Castaway per quello che riguarda dove è stato registrata, con chi e quando. Sono molto affezionato a questa canzone perchè è stata composta lavorandoci per un paio di mesi in una saletta che avevamo in condivisione con altri gruppi. Questa stanzetta ricavata insieme ad altre all'interno di una delle tante corti che si trovano nella periferia nord di Milano aveva due particolarità: c'erano videocamere di sorveglianza ovunque, ingiustificate rispetto alla strumentazione scadente che avevamo a disposizione e, situazione ancor più grottesca, allo scoccar della mezzanotte la corrente si staccava automaticamente in tutto lo stabile, scale comprese, lasciando i ritardatari completamente al buio. L'esperienza di avere uno spazio quasi "nostro" ci ha fortificato, ricordo che nel 2011 andavamo alle prove con un entusiasmo completamente diverso rispetto ad oggi e in quel contesto sono nate moltissime idee che sono poi diventate le canzoni che ancora oggi suoniamo.

Now: E' il più ritmato tra i brani del disco e quello in cui utilizzo un battere lineare simile all'apporto che do quando suono coi Kinola. Ricordo di aver ricevuto i complimenti del fonico addetto alle registrazioni non tanto per le mie scelte di arrangiamento ma per il fatto di essere riuscito a incidere sopra una guida fatta male perchè piena di oscillazioni. Alla canzone è stata assegnata una velocità in bpm molto più lenta rispetto a come la suoniamo dal vivo, è un peccato perchè risulta meno incisiva. La mia grande frustrazione di dover cercare la take giusta in un pomeriggio senza aver la possibilità di lavorarci in più occasioni è annidata tra le pieghe di questo brano.

Got my smartphone working: Non ho fatto niente per questa canzone, la batteria è un loop elettronico. Nella sua semplicità questa composizione possiede secondo il mio parere, quasi esterno in questa circostanza, le potenzialità per far parlare di sè. Merito della sua freschezza e semplicità e di un concetto banale ma attuale e simpatico dove lo smartphone è diventato ormai una protesi per molti di noi. Inizialmente doveva finire in fondo alla scaletta poi William che ha mixato il lavoro ci ha suggerito di anticiparla a metà disco per spezzare un po' di monotonia.

Mirror mirror: Abbiamo composto con Paolo questo brano partendo da una bozza e sviluppandola in sala prove, stavamo attraversando una fase dove cercavamo qualcosa di energico e l'esercizio è riuscito solo a metà, come per Now ho avuto a disposizione una base un po' claudicante ed è già un miracolo che il brano, ritmicamente, suoni in maniera quasi decente. Sentendo i provini della sola batteria ero imbarazzato dalla mia incapacità. Rendere questo ritmo "circolare" è stata un'impresa.

Never again : Mi piace che nella tracklist questa canzone arrivi subito dopo Mirror mirror. Nella gestazione del brano queste tracce sono andate praticamente di pari passo. Le abbiamo sviluppate e arrangiate contemporaneamente, tra le due questa è riuscita meglio, mi piacciono molto i suoni di batteria e anche le scelte di arrangiamento.  La voce di Giovanna mi riporta indietro nel tempo, pochi anni fa che sembrano ormai un'eternità.

Morning: Una composizione antica del nostro cantante che già l'aveva lavorata nell'esperimento Nutcrackers. Mi trovavo a Londra nel luglio 2011 e mi ospitava Tommaso, una vecchia conoscenza dei Pocket che insieme a Tum aveva dato vita all'esperimento Nutcrackers ormai otto anni fa. Tra i tanti demo archiviati mentre mangiavamo gamberi allo zenzero nella sua cucina Tommaso passo' nel lettore anche Morning sotto forma di demo. Questo è uno dei brani che abbiamo arrangiato in tanti modi e quello che ci piaceva di più era venuto fuori nel 2012, il periodo in cui suonavamo con Umberto. La traccia di batteria è stata incisa con Ema sempre nella taverna in montagna. Io arrivavo da tre giorni a Londra dove feste e concerti erano a ciclo continuo. Invece di riposarmi avevo accumulato una stanchezza devastante. Io e Tommaso eravamo stati in piedi a divertirci ventiquattro ore consecutive il giorno prima del mio ritorno in Italia. Atterrato a Linate partii direttamente per la montagna. Ricordo bene quel giorno, Amy Winehouse fu trovata morta a Londra e merito anche del gran fegato di Ema pensammo bene di esagerare con la birra per ricordarla mentre registravamo. Il problema non fu portare a termine la registrazione ma fu scegliere la batteria migliore delle tante che avevamo registrato in totale assenza di sobrietà. Ci sembravano sequenze ritmiche strepitose ma forse erano tutte da buttare nel cestino. Resta comunque il mio brano preferito di questo album.

Cold nite:  L'atto della registrazione di questa batteria coincide con quanto descritto per Morning con la differenza che c'era ancora un po' di testa sveglia quando la batteria di Cold nite è stata cacciata a forza dentro un hard disk. Ricordo che Ema mi invitava a fare tante evoluzioni, montammo due rullanti cambiammo tutta la serie di piatti e la carica energica di fragore che usciva da quella taverna non insonorizzata avrebbe stordito chiunque. Con tutti gli strumenti la trovo invece quasi gentile.

Almost the end: Stesso apporto dato per Got my smartphone working, cioè zero. Continuo da anni a pensare che senza una batteria vera i Pocket farebbero meglio di così, magari io non li ascolterei, ma il buon gusto per i loop non manca ai miei compagni d'avventura. Doveva essere un semplice esperimento a quanto pare è riuscito.

Per ascoltare e scaricare: http://pocketchestnut.bandcamp.com/


martedì 11 febbraio 2014

Eroi nel Vento: Gianluca Signorini

Nella nazionale dei miei calciatori eroici della quale fa già parte Ambrosini (vedi questo post) aggiungo oggi la figura del libero, ruolo chiave della difesa spesso associato alla maglia numero 6. La scelta iniziale è tra Baresi, Scirea e Passarella, ci penso su qualche minuto. Ho avuto la fortuna di vedere giocare il primo e l'ultimo, non sono certo invece di aver visto giocare dal vivo il mai dimenticato Gaetano Scirea. Ma in una galleria ideale dove oltre alla bravura è anche il carisma a dettare le regole per entrare in questa mia personalissima "hall of fame" non posso certo dimenticarmi di Gianluca Signorini. Ho due immagini di questo giocatore morto prematuramente di sclerosi laterale amiotrofica: una televisiva quando ormai debilitato dal male seduto in carrozzina viene spinto dai figli fin sotto la gradinata dei tifosi genoani che gli tributano un ultimo toccante saluto, l'altro ricordo è di un freddo pomeriggio piovoso di gennaio, primi anni novanta. Milan e Genoa pareggiano nel primo tempo sotto un diluvio che porterà poi all'interruzione della gara. Tra scivolate incontrollate, interventi fuoritempo e tuffi nelle pozzanghere, Signorini non butta mai un pallone a caso. La testa è rigorosamente alta a controllare tutto il reparto,  guarda lontano dove i suoi lanci precisi trovano puntuale un compagno ad alimentare l'offensiva ma si spengono verso un destino che se lo porterà via troppo presto.



Eroi nel vento è una canzone dei Litfiba, una delle prime della loro produzione, non c'entra un bel niente con questo tema ma mi piaceva molto come titolo, così, liberamente, me ne servo.

giovedì 30 gennaio 2014

Scatti

L'attimo in cui si scatta una fotografia è importante. Più che una bella macchina, un obiettivo potente, un bel filtro e l'abilità tecnologica nel ritoccare una foto (come spesso si usa fare oggi con i sistemi moderni) è importante possedere quel talento che ti spinge a fotografare senza posa una scena che va al di là dell'immagine stessa. Io, della grande arte della fotografia, penso principalmente questo.  Nel 1998 durante una indimenticabile vacanza all'Isola d'Elba sono riuscito a fermare un momento in una fotografia. Eravamo una bella comitiva di amici poco più che ventenni e in spiaggia ci si andava principalmente per dormire. Una mattina di agosto il cielo prometteva pioggia e la baia di Cavoli era semideserta. Seduto dietro Jac dormiente guardavo le saette che si intrecciavano all'orizzonte con la speranza di immortalarne una mentre scagliava la sua elettricità nel mare. Ero certo di esserci riuscito ma quando arrivo' il momento di sviluppare le foto mi resi conto che del lampo e di quel cielo tempestoso non c'era nulla ma forse era meglio così. Dove ancora si tocca ecco apparire Titti, di schiena, con costume succinto a ravvivarne le forme proprio nel momento in cui si sta per tuffare. Per lungo tempo questa immagine che incollo sotto è stata il ricordo di una vacanza strepitosa con la forza evocativa della nostra spensieratezza e il vanto di vederla appesa in vari ingrandimenti nelle case degli amici dell'epoca. Non la trovavo più, poi ieri è ricomparsa magicamente, eccola.

Jac e Titti all' Isola d'Elba, Agosto 1998

giovedì 16 gennaio 2014

Pisani come me

Quando tutto sembra girare storto nel mio organismo fatto strano penso che sia in buona parte colpa dei brianzoli. Che qui a Monza mi hanno fatto anche stare bene, mi hanno fatto guadagnare, ma con le cui genti da qualche tempo sto facendo fatica a lavorare. Ricordo quando una ventina di anni fa mentre mi appassionavo ai concerti vidi un gruppo locale di cui non ricordo il nome, erano in quattro tutti capelloni e mezzi fatti, si distinguevano perchè erano tra i pochi monzesi ad aver abbracciato quello stile culturale chiamato "Posse" che ad essere sinceri non mi è mai garbato granchè. Strano vedere un gruppo così provenire da una città bigotta come Monza che ai tempi non aveva nemmeno un centro sociale storicamente fucina e luogo di aggregazione preferito dai suonatori Posse. Mi colpì un ritornello che faceva così: "Monza, la città dove la gente fa la gara a chi è più stronza" se non ricordo male la canzone si intitolava "Autodromo". Tale concetto fu così semplice e così vero che ancora oggi quando mi imbatto in qualche atteggiamento subdolo tipico dei brianzoli me ne servo se ho voglia di dire la mia. E quando questo succede penso sempre a Pisa, la città dove sono nato e dove un giorno vorrei ritornare. Nascere è caso e non virtu' dicono i sapienti ma in quanto al saper vivere i Pisani sono più avanti dei Monzesi. Così immagino come sarebbe oggi la mia vita lì all'ombra della torre pendente, lontano da Monza che come città non mi dispiace affatto ma è popolata da troppa gente stronza. E sapete quanto non mi piaccia chiamare con il temine gente le persone. A Pisa ci sarebbe anche un bar dove avrei potuto lavorare, c'è tanta voglia di scherzare e molto vicino c'è anche il mare. Per sentirmi meglio ascolto i miei parlare perchè loro l'accento non lo hanno mai perso, seguo sul giornale le gesta della squadra di calcio e leggo le cronache della mitica curva nord. Poi seguo su internet e mi lascio ispirare da alcuni "compaesani" che ho anche conosciuto di persona ma mi dilunghero' forse in questi racconti in un'altra occasione. Per ora mi limito a segnalare i link dove li potete scoprire se già non li amate. In questo momento per le loro vite artistiche dice bene a tutti, e questo bene spero che anche a me un giorno mi venga a trovare.

Zen Circus

Gipi

Ico Gattai


martedì 7 gennaio 2014

Kakà, il centesimo gol

Ogni tanto mi capita di leggere i blog sul sito www.fantagazzetta.com e mi trovo sovente d'accordo con gli appassionati autori di questi post ben scritti ed efficaci sinonimo che una cosa è vedere la partita, ben altra cosa è viverla.

Ieri ho assistito con mio nipote alla prima partita del 2014, il sito precedentemente citato è puntuale come sempre, ecco qui sotto un "redirect" che fotografa alla perfezione il resoconto di quanto è accaduto, gol n.100 e 101 di Kakà in rossonero consegnati al grande almanacco dei ricordi.

http://www.fantagazzetta.com/blog/100-come-kaka-10-come-honda-1-come-cristante-180876

Io aggiungo due immagini: la prima ritrae due espressioni milaniste eloquenti, la seconda ritrae una coppia di giapponesi che soprattutto dopo la partita sono stati l'attrazione principale del primo anello arancio.

Me & Franci

Nuovi supporters

mercoledì 1 gennaio 2014

Iniziamo bene

Feste e bagordi, brindisi ed euforia!!! Comincia il nuovo anno e scopro che è morto Roberto Ciotti. Muore Lou Reed, non scrivo neanche una riga e mi ritrovo ora spinto dalla voglia di "buttar giù" un post che vorrebbe essere tutto tranne un necrologio visto che grazie a Dio, oggi sto bene. La sfumatura predominante del mio pensare odierno e'  inevitabilmente il dispiacere per la scomparsa di un musicista che ho avuto il piacere di conoscere venti anni fa quando ero davvero un ragazzo e ogni concerto, per me, era: IL concerto. La magia che Ciotti creo' una sera di febbraio negli anni '90 al Bloom di Mezzago mi è rimasta impressa come uno dei momenti più alti che può provare un musicista poco considerato dai media di fronte a un pubblico di appassionati invogliati allo spettacolo più per la "fama" guadagnata con le colonne sonore scritte dal bluesman per il regista Salvatores che per il suo invidiabile palmares di uomo innamorato e devoto alla sua chitarra, perennemente 'on the road'. And rail.