Feste e bagordi, brindisi ed euforia!!! Comincia il nuovo anno e scopro che è morto Roberto Ciotti. Muore Lou Reed, non scrivo neanche una riga e mi ritrovo ora spinto dalla voglia di "buttar giù" un post che vorrebbe essere tutto tranne un necrologio visto che grazie a Dio, oggi sto bene. La sfumatura predominante del mio pensare odierno e' inevitabilmente il dispiacere per la scomparsa di un musicista che ho avuto il piacere di conoscere venti anni fa quando ero davvero un ragazzo e ogni concerto, per me, era: IL concerto. La magia che Ciotti creo' una sera di febbraio negli anni '90 al Bloom di Mezzago mi è rimasta impressa come uno dei momenti più alti che può provare un musicista poco considerato dai media di fronte a un pubblico di appassionati invogliati allo spettacolo più per la "fama" guadagnata con le colonne sonore scritte dal bluesman per il regista Salvatores che per il suo invidiabile palmares di uomo innamorato e devoto alla sua chitarra, perennemente 'on the road'. And rail.
mercoledì 1 gennaio 2014
lunedì 30 dicembre 2013
Merano e Rtl
Fine anno, tempo di soliti bilanci che per il momento non farò. Sono proteso verso la positività dopo tre giorni di vacanza trascorsi a Merano, l'acqua termale mi ha fatto bene, preparo la mente per oggi pomeriggio quando a Cologno Monzese negli studi di RTL 102.5 registrerò con i Pocket alcuni brani live in chiave acustica. Non mi piacciono le interviste di gruppo, fanno emergere tutte le nostre diversità rispetto a ciò che siamo veramente, in queste occasioni preferisco starmene parecchio zitto, ma ogni volta che mi è capitato di partecipare a una trasmissione radiofonica mi sono portato a casa dei bellissimi ricordi di questo affascinante mondo. Sono certo che oggi sarà ancora così. Gli speakers, le apparecchiature, le insonorizzazioni, la magia di sapere che ciò che viene detto in quei momenti viaggia nelle radio di tanti ascoltatori mentre stanno facendo le cose più disparate e' quasi sempre una bella sensazione, poco importa se la trasmissione di oggi non sarà in diretta. Durante le vacanze ho ascoltato molto "the coincidentalist" di Howe Gelb, alla fine dell'anno leggo in rete tante classifiche sulle migliori uscite discografiche, io non ho l'apertura mentale e i tanti ascolti variegati che servono per farne una che rappresenti in maniera efficace i miei gusti ma basta questo album per scrivere che le note di Gelb sono arrivate nel momento giusto donando quel sottofondo riverberato che sta alle feste natalizie come la mia mente sta ad X.
sabato 14 dicembre 2013
Stasera a Bologna, domani al Bar Jamaica
Mi si prospetta un fine settimana da girovago e sono eccitato. Il lavoro mi sta mordendo i fianchi come un pittbull affamato, per darmi carica ascolto "Aspettando i barbari" che mi è entrato definitivamente sotto pelle. Stasera assisterò all'ultima data del tour dei Massimo Volume con un folto gruppo di amici provenienti da varie parti del nord Italia. Vado a Bologna con il treno "italo" convoglio superveloce che mi porterà in Emilia in poco più di sessanta minuti. Sono emozionato anche per quello, è da tanto tempo che non viaggio in treno e voglio assaggiare questo rapidissimo modo di spostarsi. Dopo il concerto affronterò il riposo in hotel quasi come se sul palco ci fossi andato io. Domattina dovrò farmi trovare pronto da "italo" per fare ritorno a Milano dove a partire dalle ore quindici registrerò con i Pocket Chestnut un video per gli amici di Milano Acoustics, un'esperienza non da poco visti i bei filmati che si vedono in rete. Da sottolineare che il ritrovo sarà il Bar Jamaica di Milano, luogo storico con più di cento anni di attività situato nel quartiere Brera che sotto Natale si impregna di un'atmosfera tutta particolare dove chi cerca la mondanità puo' trovare anche irriducibili bohémien come forse oggi, spezzando la routine, mi sento un po' anche io.
per curiosare:
http://it.wikipedia.org/wiki/Nuovo_Trasporto_Viaggiatori
http://www.massimovolume.it/
http://www.milanoacoustics.com/
http://jamaicabar.it
per curiosare:
http://it.wikipedia.org/wiki/Nuovo_Trasporto_Viaggiatori
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martedì 10 dicembre 2013
Ultimo concerto del 2013?
Giovedì 12 dicembre i Pocket divideranno il palco con gli amici Finistere al circolo Arci "Ohibo'" di Milano e questo potrebbe essere (quasi certamente dal mio punto di vista lo sarà) l'ultimo concerto di questo 2013.
Non ho quasi mai pubblicizzato in questo blog le date, un po' perchè c'è la pagina di facebook del gruppo che serve anche a questo scopo, un po' perchè ogni volta mi dimenticavo. Quando avevo voglia di postare qualche info sul concerto questo era già finito e archiviato nei ricordi. Sono lontani ormai i tempi delle auto-recensioni delle mie/nostre performance. Abbiamo suonato un bel po' in questo anno, considerato che non c'era un nuovo disco pubblicato (ma sembra manchi davvero poco per averlo, circa novanta giorni da oggi!) abbiamo suonato tantissimo, secondo me anche troppo. In novembre c'è stato un concerto che mi è rimasto impresso più degli altri, si tratta di quella manciata di canzoni eseguite al "Biko" (sempre a Milano) prima del concerto di Adam Green con Francesco Mandelli. Ero incazzato nero quel 7 novembre... un giovedì qualsiasi per molti ma non per me, ormai poco avvezzo al traffico milanese. Il locale mi ha messo subito a mio agio e lentamente sono diventato meno scontroso. Il Biko è una location davvero accogliente, lo staff sa come far star bene i musicisti, dal primo volontario che ti accoglie all'ingresso all'ultimo che ti serve da bere è stato tutto un susseguirsi di gentilezza e premure. Poi c'è stata la musica. Sentiti al soundcheck Green e Mandelli mi avevano lasciato perplesso ed a suggellare gli sguardi smarriti tra me e gli altri Pocket tanto aveva influito anche la cover di "Mi ritorni in mente" di Battisti, a dir poco imbarazzante con le basi mandate direttamente dall'Ipad. Chi è capace il mestiere lo conosce bene, sa come ribaltare le situazioni e modificare impressioni di chi vede le prove a locale chiuso. Nei fatti il loro live è stato efficace e molto coinvolgente, il pubblico che li ha acclamati se lo sono conquistato brano dopo brano e il finale con Battisti è stata l'apoteosi con i giovani che cantano a memoria divertendosi e mi fanno dimenticare in fretta la battuta che uno tra il pubblico ha dedicato al sottoscritto. Durante il nostro set Tum si lancia in un discorso di presentazione di un brano e la sua introduzione passa per questa frase "il nostro disagio giovanile" tra il pubblico qualcuno si è sentito in dover di sottolineare che, a guardarlo, il batterista tanto giovane non è.
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| la locandina del concerto di Giovedi 12/12/13 |
mercoledì 27 novembre 2013
39
L'ultimo giro nei trenta inizia oggi e rispetto al disincanto che nutro per questo giorno da quando l'adolescenza è sbiadita, oggi mi godo gli auguri che ricevo per il mio compleanno. Chiedo solo un dono: guarire del tutto dall'infortunio alla caviglia che mi tortura da quasi sei mesi.
mercoledì 20 novembre 2013
2003 - 2013 I dieci anni di "Are you safe?"
Se i Kech fossero stati un gruppo seguito da un sufficiente numero di persone tali da generare interesse sono certo che il decennale della nostra prima pubblicazione che avveniva ormai dieci anni fa, in ottobre, oggi sarebbe stata in qualche modo celebrata. Come dice un verso di una canzone di Vinicio Capossela "e invece mi ritrovo qui a parlarne, gli altri son scappati via". "Are you safe?" è stata la mia prima esperienza legata a tutto cio' che significa pubblicare un album. Vuol dire diventare consapevoli del fatto che sarà acquistabile in un negozio di dischi, che verrà recensito, che rimarrà anche un oggetto fisico a ricordare come eravamo.
Un anno prima di "Are you safe?" i Kech avevano mosso i primi passi autoproducendo un ep di cinque canzoni confezionando a mano il mini album copia dopo copia. Nonostante non fosse distribuito, con l'aiuto di una piccola label (la undermybed records) lo spedimmo ad alcune riviste e fu ben accolto dalla stampa specializzata. Sull'onda dell'entusiasmo generato da quella manciata di canzoni intitolata "A lovely place" decidemmo che poteva essere una buona idea allungare la durata dell'ep e farlo diventare un vero e proprio extended play. Pensavamo che sarebbe stato bello farlo in collaborazione con un' etichetta e una serie di coincidenze ci permise di riuscire a trovare alcune persone interessate. Con Giovanna, Nicola, Davide e Sergio eravamo stati in grado di costruire in poco più di due anni un vero e proprio gruppo indie e la voglia di uscire dalla nostra sala prove per confrontarci col mondo esterno era finalmente una possibilità concreta grazie alla Ouzel Records di La Spezia in collaborazione con Latlantide di Bergamo (entrambe in qualità di label) e Audioglobe come distributore per l'Italia.
Nonostante mi sia addentrato già nel succo di questo scritto un'introduzione/considerazione personale è doverosa. Nel momento in cui mi accorgo che sto vivendo un momento stupendo che mi gratifica la mia predisposizione è quella di lasciarmi rapire dalla malinconia. Con il corpo sono lì che ti guardo e sprizzo gioia da tutti i pori ma con la mente sto già pensando che quel momento non è eterno e provo quella sensazione che posso definire rimpianto pensando a quando nel futuro questa gioia non ci sarà più. Sebbene nel presente abbia cio' che per tanto tempo ho desiderato è come se nell'oggi vivessi il domani e avvertissi l'assenza di qualcosa che non ho più sebbene in quel momento quella soddisfazione ce l'abbia. Era così allora figuriamoci oggi. In quel lungo 2002 quando eravamo intenti a perfezionare le nostre canzoni, sapevo godermi quel che stavo vivendo ma sempre con una sorta di nostalgia come se sapessi già che quel bel gioco simile a un incantesimo si sarebbe rotto. Al primo lotto di canzoni contenute in "A lovely place" aggiungemmo altre sei canzoni scrivendone una dopo l'altra nel giro di tre mesi, in primavera. Arrivo' poi il momento di registrarle e scegliemmo la via casalinga. La nostra cantina, un computer, due microfoni e la sapiente mano di un amico molto conosciuto nel mondo della musica sperimentale, tal Giuseppe Ielasi, che a cercare il suo nome su internet ci vogliono giorni per leggere tutte le pagine che parlano di lui. Nei giorni della registrazione e in quelli del missaggio ebbi modo di vivere momenti indimenticabili.
Quello compreso tra il gennaio 2002 e l'ottobre 2003 fu il periodo che io e Davide (che suona ancora con me nei Pocket Chestnut) abbiamo definito più volte "l'età dell'oro". Sappiate che per tutti i Kech in quegli anni non esisteva nessun tipo di divertimento diverso dal trovarci in sala prove per suonare. Passavamo con gli strumenti più o meno accordati due sere a settimana dalle nove (circa!!!) a mezzanotte. Molte volte di domenica ci incontravamo all'ora di pranzo per poi restare insieme fino al dopocena. Non esistevano cinema, sport da praticare, bowling, stadio, televisione, fidanzate e week end al mare o in montagna. Niente di niente, solo il gruppo. "Are you safe?" ci diede tantissime soddisfazioni e ripago' ampiamente i nostri sforzi. Molti concerti, i primi festival indipendenti, tante persone conosciute tra amici, sedicenti fans e addetti ai lavori, opening act per gruppi stranieri affermati, qualche escursione all'estero e una raffica di recensioni positive, dal 'prima scelta' sul portale Rockit alla nomination per il premio fuori dal mucchio, dal trafiletto su Rolling Stone allo speciale su Vivimilano passando per interviste radiofoniche, recensioni prone su Rockerilla, Mucchio Selvaggio, Rumore e numerose web - zine. La nostra rassegna stampa divento' ben presto un susseguirsi di complimenti volti ad augurarci un florido futuro. Negli anni a seguire non tutto ando' così come qualcuno aveva previsto ma a risentirlo oggi "Are you safe?" con i suoi spigoli, il suono grezzo e la sua immediatezza, invecchia proprio bene in quel panorama dell'indie rock che fu. Su I-tunes è ancora scaricabile a un prezzo promozionale.
Un anno prima di "Are you safe?" i Kech avevano mosso i primi passi autoproducendo un ep di cinque canzoni confezionando a mano il mini album copia dopo copia. Nonostante non fosse distribuito, con l'aiuto di una piccola label (la undermybed records) lo spedimmo ad alcune riviste e fu ben accolto dalla stampa specializzata. Sull'onda dell'entusiasmo generato da quella manciata di canzoni intitolata "A lovely place" decidemmo che poteva essere una buona idea allungare la durata dell'ep e farlo diventare un vero e proprio extended play. Pensavamo che sarebbe stato bello farlo in collaborazione con un' etichetta e una serie di coincidenze ci permise di riuscire a trovare alcune persone interessate. Con Giovanna, Nicola, Davide e Sergio eravamo stati in grado di costruire in poco più di due anni un vero e proprio gruppo indie e la voglia di uscire dalla nostra sala prove per confrontarci col mondo esterno era finalmente una possibilità concreta grazie alla Ouzel Records di La Spezia in collaborazione con Latlantide di Bergamo (entrambe in qualità di label) e Audioglobe come distributore per l'Italia.
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| La copertina dell'ep 'A Lovely Place', correva l'anno 2002 |
Nonostante mi sia addentrato già nel succo di questo scritto un'introduzione/considerazione personale è doverosa. Nel momento in cui mi accorgo che sto vivendo un momento stupendo che mi gratifica la mia predisposizione è quella di lasciarmi rapire dalla malinconia. Con il corpo sono lì che ti guardo e sprizzo gioia da tutti i pori ma con la mente sto già pensando che quel momento non è eterno e provo quella sensazione che posso definire rimpianto pensando a quando nel futuro questa gioia non ci sarà più. Sebbene nel presente abbia cio' che per tanto tempo ho desiderato è come se nell'oggi vivessi il domani e avvertissi l'assenza di qualcosa che non ho più sebbene in quel momento quella soddisfazione ce l'abbia. Era così allora figuriamoci oggi. In quel lungo 2002 quando eravamo intenti a perfezionare le nostre canzoni, sapevo godermi quel che stavo vivendo ma sempre con una sorta di nostalgia come se sapessi già che quel bel gioco simile a un incantesimo si sarebbe rotto. Al primo lotto di canzoni contenute in "A lovely place" aggiungemmo altre sei canzoni scrivendone una dopo l'altra nel giro di tre mesi, in primavera. Arrivo' poi il momento di registrarle e scegliemmo la via casalinga. La nostra cantina, un computer, due microfoni e la sapiente mano di un amico molto conosciuto nel mondo della musica sperimentale, tal Giuseppe Ielasi, che a cercare il suo nome su internet ci vogliono giorni per leggere tutte le pagine che parlano di lui. Nei giorni della registrazione e in quelli del missaggio ebbi modo di vivere momenti indimenticabili.
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| La cover di "Are you safe?" disegnata da Davide |
Quello compreso tra il gennaio 2002 e l'ottobre 2003 fu il periodo che io e Davide (che suona ancora con me nei Pocket Chestnut) abbiamo definito più volte "l'età dell'oro". Sappiate che per tutti i Kech in quegli anni non esisteva nessun tipo di divertimento diverso dal trovarci in sala prove per suonare. Passavamo con gli strumenti più o meno accordati due sere a settimana dalle nove (circa!!!) a mezzanotte. Molte volte di domenica ci incontravamo all'ora di pranzo per poi restare insieme fino al dopocena. Non esistevano cinema, sport da praticare, bowling, stadio, televisione, fidanzate e week end al mare o in montagna. Niente di niente, solo il gruppo. "Are you safe?" ci diede tantissime soddisfazioni e ripago' ampiamente i nostri sforzi. Molti concerti, i primi festival indipendenti, tante persone conosciute tra amici, sedicenti fans e addetti ai lavori, opening act per gruppi stranieri affermati, qualche escursione all'estero e una raffica di recensioni positive, dal 'prima scelta' sul portale Rockit alla nomination per il premio fuori dal mucchio, dal trafiletto su Rolling Stone allo speciale su Vivimilano passando per interviste radiofoniche, recensioni prone su Rockerilla, Mucchio Selvaggio, Rumore e numerose web - zine. La nostra rassegna stampa divento' ben presto un susseguirsi di complimenti volti ad augurarci un florido futuro. Negli anni a seguire non tutto ando' così come qualcuno aveva previsto ma a risentirlo oggi "Are you safe?" con i suoi spigoli, il suono grezzo e la sua immediatezza, invecchia proprio bene in quel panorama dell'indie rock che fu. Su I-tunes è ancora scaricabile a un prezzo promozionale.
| Olanda 2002 durante un day off. Da sinistra a destra Davide,Nicola,Giovanna,io e Sergio |
sabato 2 novembre 2013
Questo mese su Rockerilla
Il mensile musicale Rockerilla è stato per tantissimo tempo un punto di riferimento per gli appassionati di ogni genere di musica i quali leggendo speciali, recensioni, interviste e approfondimenti si affidavano al parere di giornalisti qualificati prima di acquistare un album. Questa prassi è durata per più di venticinque anni (Rockerilla è arrivata alla pubblicazione n° 399) ma l'avvento di internet produce la crisi per la carta stampata e sta più o meno velocemente soffocando le riviste di genere, e non solo quelle. Nonostante questo triste scenario non è impossibile reperire ancora nelle edicole questo storico mensile e con piacere sono stato informato circa un articolo che parla dei Doubleganger.
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